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Produzioni Artistiche

Vite di umani più o meno illustri

Regia e sceneggiatura di Francesco Leprino

Alieni a Bruzzano
Esseri dell’altro mondo a occidente dell’emisfero boreale
Documentario, Italia, 2007, 33’

Per sé e per gli altri
Ritratto di Sandro Fabrizi
Documentario, Italia, 2007, 50’

Attraverso il tempo attraversato dal tempo
Un secolo con Gillo Dorfles
Documentario, Italia, 2007, 62’

Alieni a Bruzzano
Esseri dell’altro mondo a occidente dell’emisfero boreale

Documentario, Italia, 2007, 33’

Cinquanta volti di preadolescenti provenienti da una dozzina di nazioni extraeuropee: cinquanta vicende individuali che a ben guardare raccontano la medesima storia collettiva, la cui differenza si declina nei visi, negli sguardi, nell’intonazione emozionale dei loro racconti.
A fronte di un risultato apparentemente lineare e scarno, formato volutamente dalle sole interviste a ragazzi di una scuola, tramite un serrato accostamento logico di montaggio emerge una tinta comunicazionale ed emotiva obiettiva, una risultante disarmante, che rivela una realtà sotto gli occhi di tutti eppure comunemente non rilevata, drammaticamente vera nella sua sincerità.
Una realtà psichica e sociale che nella sua scarna verità, al di là delle ripetute parole, appare epica e universale, perché testimonianza resa evidente dagli sguardi tranquillamente sofferenti di adolescenti sempre sorridenti nonostante tutto.
Alieni/angeli a cui dobbiamo guardare non certo con sospetto, ma con tenerezza e indulgenza.

Documentario prodotto nella Scuola Media Saba di Milano, nell’ambito del laboratorio multimediale
con le classi terze negli anni 2006-2007, con il coordinamento di Francesco Leprino

Per sé e per gli altri
Ritratto di Sandro Fabrizi

Documentario, Italia, 2007, 50’

Arcore ha annoverato un eccezionale personaggio fra i suoi cittadini, ma non è quello che i più immaginano.
Sandro Fabrizi è scomparso da 16 anni, quindi non ricorre alcuna occasione particolare per commemorarlo. Avendo accompagnato la vita di chi lo ha conosciuto costantemente per tutti questi anni non vi è neanche alcun bisogno di tenerne viva la memoria, semmai c’è l’intento di farne conoscere la personalità a chi non ne sa nulla, seppure per le vie traslate e limitate della documentazione e delle testimonianze.
Ho intervistato le persone che gli sono state vicino e che lo hanno conosciuto meglio per tentare di ricostruire a posteriori la risultante di una identità, ciò che resta nella memoria degli altri che ci sopravvivono. Ciascuno ha messo in evidenza aspetti diversissimi della personalità di Sandro, come se avesse avuto con lui una sua peculiare intimità e sintonia. Quest’uomo, infatti, riusciva a calarsi nella sensibilità e nei bisogni di chi aveva di fronte, sortendo nell’interlocutore la sensazione di intrattenere con questo amico, compagno, “padre”, avversario... un rapporto privilegiato.
Alla memoria di Sandro Fabrizi, la cui frequentazione è stata per me assidua, sia per occasioni pubbliche di collaborazione culturale sia per ragioni private, ho voluto dare in questa forma un mio contributo. Sperando di sorprendere chi è convinto che le vite grandi passino solo dai grandi mezzi di comunicazione, ho cercato di trasmettere qualche aspetto di questa complessa e apparentemente contraddittoria personalità, per molti versi atipica e unica.

Attraverso il tempo attraversato dal tempo
Un secolo con Gillo Dorfles

Documentario, Italia, 2007, 62’

Conversazioni con
Gillo Dorfles, Francesca Alfano Miglietti, Aldo Colonetti, Arnaldo Pomodoro, Lea Vergine

Interviste a cura di Vannetta Cavallotti e Francesco Leprino

Prodotto in collaborazione con la Provincia di Milano per la collana “Gente di Milano”

Ho conosciuto l’uomo, e come tale l’ho interrogato. Del teorico e dell’artista avevo idee per sentito dire. Mi è piaciuto che il teorico e l’artista man mano prendessero forma ai miei occhi partendo dall’uomo, un uomo che schernendosi, censurandosi nel privato, racconta il mondo e, non avvedendosene, racconta profondamente di sé.
Quest’uomo apparentemente freddo, attratto da tutto ciò che è freddo (i gelati, l’acqua da bere quasi ghiacciata, la neve della montagna...) rivela un nucleo di fuoco incandescente, contenuto e dominato senza sforzo con la classe dello schermitore, col distacco del ballerino classico, per il quale anche la più piccola caduta di stile equivale a un affondo di spada, a uno scivolone sul palcoscenico.
Una classe d’altri tempi, verrebbe da dire, se non fosse che questi tempi sono i suoi tempi, come lo erano i primi decenni del secolo scorso, proprio perché Gillo Dorfles il tempo lo ha attraversato e ne è stato dialetticamente attraversato, come una grande spugna, causando una sorta di relatività spazio-temporale che immunizza dallo scorrere del tempo, come accade ad Achille che non raggiungerà mai la tartaruga.
Forse in virtù di questo, Dorfles osserva con adolescenziale candore e curiosità l’ultimo fenomeno del rock, l’ultima tendenza della moda come l’ultima formula di ardita avanguardia artistica. La stessa golosa curiosità attira il suo sguardo sui cappelli e le scarpe come sulle vetrine delle pasticcerie, sedotto dalle leccornie che fanno colpo di solito sui bambini.
Dorfles sfugge così ai “monumenti”: “L’aere perennius andava bene per Mecenate e per i monumenti romani”, scrive, quindi “vive con felicità quella perdita di un centro che è stata vissuta dai contemporanei come una tragedia” (Sanesi).
Come se volesse schernirlo, Gillo Dorfles gioca a scacchi con il tempo, e gli dà scacco. Proprio perché non vuole vincere col tempo: e non si può sconfiggere qualcuno che non vuole vincere!

 

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