Home page
Medium Size


12 Interludi Celesti

  1. delle lune...    
  2. dei soli...       
  3. dei grigi...     
  4. degli uccelli...
  5. delle eclissi...
  6. delle tempeste...

7. degli artifici...
8. dei vuoti sereni...
9. dei tramonti...
10. dei lampi...
11. dei colori...
12. delle nuvole...

 

 

 

 

 

 


Prima versione: immagini di Francesco Leprino sulle musiche di Niccolò Castiglioni (da Cantus Planus)
Seconda versione: musiche di Giovanni Tanborrino sulle immagini di Francesco Leprino

I Dodici interludi celesti — brevi momenti corri­spondenti ad altrettante tematiche che i sottoti­toli denunciano — si sviluppano all'interno di un progetto più ampio per demarcarne i singoli mo­menti: "Clips und Klang - Un viaggio in Italia", 12 studi visivo-musicali su altrettante musiche diverse per genere ed epoca. Ed è il cielo sopra l'Italia che costituisce il tema visivo degli interludi, immagini filmate, elaborate, montate e com­poste con un intento musicale e un riferimento a precise musiche preesistenti.
Guardare verso l'alto, ma con i piedi nel luogo, era, nell'economia dell'intero video, un modo per purificarsi dalle umane vicende e immergersi in cieli che riflettevano, incuranti, la terra sottostante.
Da visioni che scaturivano dalla musica il processo si invertiva nell'incontro con Giovanni Tamborrino, che sentiva il bisogno impellente, a sua volta, di costruirci il suo suono: ecco che immagini provocate dalla musica provocavano, a loro volta, musica.
Così il rapporto fra suono e visione si configurava come una fuga a due voci, fra le quali tendevano a stabilirsi correspondances più che dirette associazioni. La matericità terrigna della musica di Tamborrino attribuiva a queste immagini lo spazio solido da cui spiccare lo sguardo e, in qualche modo, le ridefiniva, se è vero che il risultato del connubio fra musica e immagine è sempre una terza cosa inscindibile, che prima non esisteva e che acquista senso nella loro fusione. Ora questi momenti interludianti si ritrovano accostati, orfani del corpo, quasi puro spirito decantato della terra che li aveva generati.


On Smoking!

A burning relationship between a cigar and a cigarette.

Video, Italia, 2004, 12’

Musica di Arrigo Cappelletti
Arrigo Cappelleti, piano - Giulio Visibelli, sax soprano
Ideazione, riprese ed elaborazione video di Francesco Leprino

On Smoking!, realizzato su richiesta di Arrigo Cappelletti, è stato selezionato e presentato nell’ambito dell’autorevole Festival Internazionale di musica e videoarte “Not Still Art Festival” di New York, organizzato dal grande pianista di Jazz Paul Bley e dalla videoartista Carol Goss.
Il video, diviso in 4 tempi, in sintonia con la musica da cui trae ispirazione, descrive una fumosa relazione, colta in flagrante ravvicinamento nella sua essenziale nudità: dapprima una sigaretta si consuma in solitudine, segue un fallico sigaro dalle tinte infernali, quindi le volute di fumo, sensuali e seduttive, vero elemento di comunicazione, fanno da preludio al loro fronteggiarsi aggressivo, fino alla (con)fusione (o distruzione) di entrambi…

Hanno scritto:

    • “Francesco Leprino's very sexy, Italian "On Smoking"… “
    • “On Smoking," a collaboration from Italy by video artist Francesco Leprino and musicians Arrigo Cappelletti and Giulio Visibelli, is not in the least bit mysterious. The couple we see very up close, with lots of heavy breathing, are definitely going to get together. The moustacheoed man and the lipsticked woman are joined with their mutually exhaled smoke, which creates form, movement and a bridge between the two. The improvised jazz score by Cappelletti is sensuous and provocative, leading us to an appreciation of the European live-for-the-moment lifestyle of cigars and filterless cigarettes.”


    Nelle corde di Elena

    Omaggio a Elena Càsoli

    Milano - Berna 2008-2009, 35'

    Regia di Francesco Leprino
    Assistente alla regia: Lionel Pasquon

    Monsieur de Sainte Colombe, nel celebre film Tutte le mattine del mondo, diceva che fare musica non è soltanto suonare bene uno strumento: lo strumento non è la musica! Solo essere totalmente al servizio della musica, al punto da annullarsi e diventare uno “strumento” consapevole può rendere la verità profonda della musica.
    In un mondo votato alla prestazione brillante e alla dimostrazione circense della bravura, più che interpretare la musica spesso i musicisti fanno mostra della loro perizia. In tal senso Elena Càsoli è merce sempre più rara, una eccezione, una vera interprete, anzi un medium quasi sciamanico della musica, che si fa tramite fra i compositori e gli ascoltatori al totale servizio della musica, attraverso scelte artistiche non facili né commerciali.

    Il documentrio vuole indagare la formazione di questa musicista, la sua attività concertistica e didattica, nonché la sua dimensione umana.
    Elena Càsoli è stata intervistata, nelle settimane fra dicembre e gennaio, a Milano e a Berna, presso la Hochschule der Kunste, dove insegna chitarra, interpretazione della musica contemporanea e musica da camera, e dove crea progetti trasversali (quello di quest’anno si intitola Hands).
    Alla voce di Elena e delle sue chitarre (classica, acustica, elettrica, arciliuto, pipa), si sono affiancate le voci di Luciana Abbado Pestalozza, direttore di Milano Musica, e di Gabriele Manca, compositore, uno dei tanti musicisti che ha scritto brani appositamente per lei.

    Si ringrazia: Hochschule der Kunste di Berna, Gianni Di Capua, Matteo Ricchetti



    La scultura interiore di Vannetta Cavallotti

    Milano - Bergamo 2012, 30'

    Regia di Francesco Leprino

    Sguardo sereno, alto grado di amicalità, affettività pronunciata, determinazione, positività, grande energia… Tutti segni che non lascerebbero presagire sofferenza, inquietudine, finanche punte di perversione forse da sempre trattenuta…
    L’arte di Vannetta è, come sostiene lei stessa, una pietrificazione di sentimenti interiori, forse già pietrificati dentro di lei, quindi tenuti a bada…  L’atto di esternarli è estremamente razionale, laddove  il risultato è totalmente irrazionale.
    Un’ottima terapia, non più atteggiamento confessionale e solipsistico col terapeuta, ma restituzione al mondo, a tutti gli altri, di sentimenti così profondi, da travalicare ogni linguaggio di natura verbale.
    Le tecniche, i materiali, le forme, apparentemente lontane, rimandano a una matrice comune e offrono una via di scampo: la volontà di accumulare detriti e strati di coscienza (un’arte di aggiunger lo soverchio), che nel processo del fare trovano la loro epifania, ed esorcizzano il male.
    Ogni tensione verso la bellezza, come sappiamo, è un modo, se non di uccidere la morte, di non prenderla in considerazione, o di lasciarsela alle spalle. Nel finale del romanzo di José Saramago Le intermittenze della Morte, la Morte non vince la partita a scacchi come nel bergmaniano Settimo Sigillo, ma è sconfitta dalla bellezza, diventa umana e impotente ad assolvere il proprio  compito.
    Outing o autoterapia, la scultura di Vannetta non è arte assoluta da “galleria”, ma arte assoluta del sentire comune, del riconoscimento nell’autrice di un frammento intimo di noi. In questo senso etica prima che estetica, semmai è possibile una demarcazione fra questi due ambiti.