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sul nome B.A.C.H.
contrappunti con L’arte della fuga
Regia e sceneggiatura di
Francesco Leprino
Un viaggio in Germania, da Eisenach a Lubecca,
sulle tracce di Bach,
dentro l’opera più emblematica e assoluta, immaginata
per il pensiero
Film, Italia - Germania, 2008/2009 - Durata: 100’
c.a.
(in corso di produzione)
Trascrizioni di Ruggero
Laganà e Alessandro
Solbiati
L’arte della fuga è
interpretata da |
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Beethoven diceva che Bach non era un ruscello ma un mare.
La musica di Bach sta a un piccolo film come un oceano sta a un
guscio di noce: non potendo in alcun modo esservi contenuta, se
ne può cogliere solo la sua decantazione e la sua astrazione.
L’arte della fuga, non destinata ad alcuno strumento e senza
un nome (il suo titolo fu apposto probabilmente dal figlio C. Ph.
Emanuel) è lasciata incompiuta da Bach e costituisce, insieme
alle ultime enigmatiche opere (L’offerta musicale, le Variazioni
Goldberg, la Messa in si minore…), un cosciente testamento
per il futuro, per l’eternità.
La fuga, per sua natura musicale, è un motore perpetuo, che
non ha fine, per cui solo un’interruzione brusca può
porvi termine. La sua incompiutezza è indice della sua smisurata
compiutezza.
Il pensiero che viene trasferito sulla carta e ritorna alla mente
di chi “legge” diventa così la sintesi perfetta
del genio di Bach e della musica stessa. E come per magia può
essere racchiusa in quel picciol vaso che è la lanterna magica
del cinema, in cui troveranno posto anche le tante vicende e i tanti
luoghi vissuti da Bach.
L’altra sfida è quella di calare questo puro pensiero
musicale nella matericità e concretezza dei colori di tutti
gli strumenti possibili, quasi a renderlo tangibilmente e prepotentemente
visibile a tutti.
Sul nome B.A.C.H. è
un film che si svolge su più livelli strettamente interrelati
e intercalati: il piano dell’esecuzione musicale dell’Arte
della Fuga con elaborazioni strumentali per diversi organici,
il piano dell’esplorazione di tutti i luoghi bachiani, quello
del racconto biografico, quello dell’analisi discorsiva dell’Arte
della fuga raccontata a più voci fra i luoghi bachiani,
quello delle interviste ai vari esperti sugli aspetti del fenomeno
bachiano (biografico, numerico-pitagorico, logico-matematico, esoterico,
spirituale, profano, umano…), quello di Bach stesso, che in
livrea si aggira muto nei “suoi” luoghi e ci guarda,
dal lontano passato e dal remoto futuro al tempo stesso (interpretato
da Sandro Boccardi, emblematico personaggio che ha promosso la musica
antica in Italia fondando l’ultra trentennale festival “Musica
e Poesia a San Maurizio”).
Le elaborazioni strumentali, ad opera di due autorevoli compositori
(Ruggero Laganà e Alessandro Solbiati), per quanto si mantengano
fedeli alla scrittura bachiana (non aggiungendo né togliendo
alcuna nota), sono volta a volta traduzioni ad hoc per il particolare
organico, con un’opportuna assegnazione e circolazione delle
voci, che ne mette in luce relazioni nascoste e virtuali, prendendo
ad esempio la strumentazione del Ricercare a sei da “L’offerta
musicale” di Webern.
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