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... sul nome B.A.C.H.
contrappunti con L’arte della fuga

Regia e sceneggiatura di Francesco Leprino

Un viaggio in Germania, da Eisenach a Lubecca, sulle tracce di Bach,
dentro l’opera più emblematica e assoluta, immaginata per il pensiero

Film, Italia - Germania, 2008/2009 - Durata: 100’ c.a.
(in corso di produzione)

Trascrizioni di Ruggero Laganà e Alessandro Solbiati

L’arte della fuga è interpretata da




Ramin Bahrami
Enrico Baiano
Elena Casoli
Sandro Cerino
Ensemble L’arte della Fuga
Quartetto Prometeo

Uri Caine




Gianfranco Grisi
Maria Cecilia Farina
Trio Matisse
Luigi Gaggero
Orchestra Sinfonica G. Verdi
Vladimir Denissenkov
Morini-Porta

Beethoven diceva che Bach non era un ruscello ma un mare.
La musica di Bach sta a un piccolo film come un oceano sta a un guscio di noce: non potendo in alcun modo esservi contenuta, se ne può cogliere solo la sua decantazione e la sua astrazione.
L’arte della fuga, non destinata ad alcuno strumento e senza un nome (il suo titolo fu apposto probabilmente dal figlio C. Ph. Emanuel) è lasciata incompiuta da Bach e costituisce, insieme alle ultime enigmatiche opere (L’offerta musicale, le Variazioni Goldberg, la Messa in si minore…), un cosciente testamento per il futuro, per l’eternità.
La fuga, per sua natura musicale, è un motore perpetuo, che non ha fine, per cui solo un’interruzione brusca può porvi termine. La sua incompiutezza è indice della sua smisurata compiutezza.
Il pensiero che viene trasferito sulla carta e ritorna alla mente di chi “legge” diventa così la sintesi perfetta del genio di Bach e della musica stessa. E come per magia può essere racchiusa in quel picciol vaso che è la lanterna magica del cinema, in cui troveranno posto anche le tante vicende e i tanti luoghi vissuti da Bach.
L’altra sfida è quella di calare questo puro pensiero musicale nella matericità e concretezza dei colori di tutti gli strumenti possibili, quasi a renderlo tangibilmente e prepotentemente visibile a tutti.

Sul nome B.A.C.H. è un film che si svolge su più livelli strettamente interrelati e intercalati: il piano dell’esecuzione musicale dell’Arte della Fuga con elaborazioni strumentali per diversi organici, il piano dell’esplorazione di tutti i luoghi bachiani, quello del racconto biografico, quello dell’analisi discorsiva dell’Arte della fuga raccontata a più voci fra i luoghi bachiani, quello delle interviste ai vari esperti sugli aspetti del fenomeno bachiano (biografico, numerico-pitagorico, logico-matematico, esoterico, spirituale, profano, umano…), quello di Bach stesso, che in livrea si aggira muto nei “suoi” luoghi e ci guarda, dal lontano passato e dal remoto futuro al tempo stesso (interpretato da Sandro Boccardi, emblematico personaggio che ha promosso la musica antica in Italia fondando l’ultra trentennale festival “Musica e Poesia a San Maurizio”).
Le elaborazioni strumentali, ad opera di due autorevoli compositori (Ruggero Laganà e Alessandro Solbiati), per quanto si mantengano fedeli alla scrittura bachiana (non aggiungendo né togliendo alcuna nota), sono volta a volta traduzioni ad hoc per il particolare organico, con un’opportuna assegnazione e circolazione delle voci, che ne mette in luce relazioni nascoste e virtuali, prendendo ad esempio la strumentazione del Ricercare a sei da “L’offerta musicale” di Webern.